Il meccanismo di prevenzione: protezione dalle radiazioni e dai fattori ambientali nocivi

Protezione dalle radiazioni

      Perché il digiuno protegge dalle radiazioni e perché il digiuno diffuso nelle comunità religiose viene praticato in giorni specifici?

      Per rispondere esaurientemente a queste domande, cominciamo da un argomento che sembra completamente diverso: in che modo le radiazioni danneggiano il nostro organismo? Le radiazioni sono un potente flusso di energia che, infiltrandosi negli organi, per la sua potenza non può essere metabolizzato dalle cellule e induce in esse un fenomeno di ionizzazione. La ionizzazione è il distacco di atomi o molecole per effetto delle collisioni delle particelle, col risultato che nelle cellule si forma una massa di radicali. Il radicale è un frammento di molecola estremamente reattivo che, combinandosi con le molecole di DNA, blocca le loro proprietà biologiche cominciando a danneggiare l’apparato ereditario causando la lacerazione della doppia elica del DNA e RNA. Non appena questo succede, e di norma si verifica principalmente nelle cellule in rapida divisione del tratto gastrointestinale, le cellule smettono di dividersi e cominciano ad essere distrutte dal proprio sistema immunitario come se fossero estranee. Nei tessuti si sviluppa cioè un processo distruttivo e nei “microbuchi” causati da esso si infiltrano facilmente le infezioni (sempre abbondanti nel tratto gastrointestinale). Inizia così la setticemia che porta alla morte dell’organismo.

      Alcuni scienziati tempo fa condussero una serie di esperimenti interessanti sui ratti. Un gruppo di ratti fu inizialmente o irradiato o alimentato con cibo contenente radionuclidi e quindi sottoposto a digiuno. Fu sottoposto a digiuno anche il gruppo di confronto, composto da cavie assolutamente sane. Il periodo fisiologico di digiuno nei ratti è di 12 giorni. Alla scadenza di tale periodo risultò che gli animali del gruppo di controllo, cioè i ratti sani, erano morti mentre quelli che erano stati precedentemente irradiati erano sopravvissuti di 24 giorni e avevano cominciato ad avere un aspetto migliore di quello che manifestavano in precedenza: non sembravano affatto vicini alla morte. Ma le sorprese non erano finite. I ricercatori vollero sopprimere gli animali per sottoporre i loro tessuti ad un’analisi approfondita e fecero una scoperta straordinaria: gli animali erano in perfetto stato di salute e i loro tessuti non contenevano traccia di danno da radiazioni!

      Come si spiega questo fenomeno? Risulta che in una situazione di digiuno, durante il processo intensivo di biosintesi, serve molta energia e le radiazioni precedentemente non assimilate vengono completamente utilizzate per far fronte a quest’esigenza. Il male si trasforma in una benedizione! Oltre a questo, sono stati scoperti altri meccanismi di difesa dall’effetto delle radiazioni che l’organismo mette in atto durante una pratica di digiuno. Eccoli:

      1. Mediante l’aumento della produzione di alcol l’organismo ripristina le membrane cellulari. Il ripristino delle membrane cellulari altro non è che un processo di rinforzo delle barriere cellulari tale per cui, in caso di eventuali successive esposizioni a radiazioni, esse avranno sulle cellule un effetto dannoso meno pronunciato.

      2. il livello elevato di anidride carbonica nelle cellule riduce la ionizzazione causata dall’esposizione a radiazioni.

      3. Le cellule del tratto gastrointestinale, che si dividono rapidamente, sono le più colpite dalle radiazioni ma durante un digiuno succede che esse rallentino drasticamente la loro divisione. Esse infatti di norma sono costrette a dividersi rapidamente a causa del fatto che nel processo di digestione sono esposte all’effetto dei loro stessi enzimi digestivi, vengono danneggiate ed esfoliate. L’organismo, a spese proprio della divisione di queste cellule, ripristina le pareti gastriche e intestinali.

      Durante un digiuno, però, questo non avviene. Le cellule del tratto gastrointestinale riposano, mentre l’energia che prima esse spendevano nei loro processi di rapida divisione ora viene investita per il ripristino delle strutture interne, per la riparazione delle spirali strappate di DNA e RNA. A ciò contribuisce anche la maggiore biosintesi all’interno della cellula dovuta alla fissazione in essa di anidride carbonica, cosa che non avviene durante un abituale regime alimentare. Grazie a questo le cellule non muoiono, non vengono respinte dal loro stesso organismo e quando l’organismo passa a un regime alimentare normale esse riprendono il loro lavoro come se nulla fosse accaduto, svolgendo appieno le loro funzioni precedenti.

      Diversamente, le condizioni di abituale regime alimentare non permettono il completo svolgimento di questi due processi di divisione e ripristino delle strutture cellulari interne e le radiazioni non fanno che aggravare la situazione.

      4. Come dimostrato da studi di laboratorio, le radiazioni e i radionuclidi possono essere eliminati dal corpo umano in soli 12-14 giorni di digiuno umido o 5-7 giorni di digiuno secco. In questo caso la persona perde molto meno peso rispetto al digiuno normale.

      Grazie ai processi che hanno luogo durante un digiuno vengono completamente risolti i problemi dell’esposizione alle radiazioni. Dopo il disastro di Černobyl, l’accademico A. I. Vorob’ev***, per esempio, decise di trattare con il digiuno alcuni pazienti colpiti dalla malattia acuta da radiazioni (che causa ulcerazioni nel tratto gastrointestinale). Il trapianto di midollo osseo e l’uso di potenti terapie antibiotiche in questi casi sono infatti soluzioni quasi senza speranza, mentre invece grazie al digiuno questi pazienti sono riusciti a recuperare un buono stato di salute.

      Per la prima volta al mondo il metodo del digiuno si è rivelato efficace in quei casi in cui altre terapie di nuova generazione, americane e giapponesi, si erano dimostrate impotenti! E non c’è da meravigliarsi, perché queste opzioni di cura sono il frutto di ragionamenti artificiali mentre il digiuno è un processo naturale e non ha nulla in comune con esse.

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***A. I. Vorob’ev (1928), professore, ematologo, esperto in problemi clinici di oncoematologia e medicina da radiazioni, autore di centinaia di articoli, monografie e manuali di ematologia. Nel 1986 è stato promotore e membro della commissione medica governativa istituita in seguito alla catastrofe di Černobyl. A questo disastro ha dedicato il libro Do I posle Černobylja (vzgljad vrača) (Prima e dopo Černobyl. Lo sguardo di un medico) Moskva, Njudjamed 1996. È stato il primo ministro della Salute della Federazione Russa (1991-1992).

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      Dopo questa premessa ritorniamo alla nostra domanda iniziale: perché i digiuni religiosi si tengono rigorosamente in determinati periodi dell’anno?

      Se colleghiamo le date previste per la pratica di digiuno e i segni dello zodiaco, vediamo che tre dei quattro digiuni religiosi (previsti dalla chiesa ortodossa – ndT) capitano nei “segni di fuoco”: il digiuno dell’avvento (40 giorni) è nel segno del Sagittario; il grande digiuno di Quaresima (48 giorni) cade nel segno dell’Ariete; il digiuno della Dormizione (14 giorni) cade in quello del Leone mentre la durata del digiuno di Pietro non è costante e varia da 8 a 42 giorni. Questa fluttuazione è dovuta all’adeguamento ai ritmi naturali. Negli anni del sole attivo, quando c’è molta energia, la sua durata aumenta. Negli anni freddi, al contrario, i termini di questo digiuno si riducono. Qui non c’è alcuna libera iniziativa, tutto dipende dalle leggi della natura. Durante questi periodi, sulla Terra dallo spazio scende una maggiore quantità di energia che agendo similmente a quella radioattiva può sconvolgere il funzionamento dell’organismo. Se ricordate a questo proposito lo studio del celebre biofisico A.L. Čiževskij** (L’eco terrestre delle tempeste solari) molto vi sarà subito chiaro.

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**Aleksandr Čiževskij (1897-1964) – illustre scienziato e inventore, famoso nella comunità scientifica mondiale (membro di 18 accademie internazionali) per le sue ricerche sulla aeroionizzazione e per aver posto le basi dell’eliobiologia, una branca della biofisica che studia l’impatto dei cambiamenti dell’attività del Sole sugli organismi terrestri.

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       Se in questo periodo si pratica un digiuno, l’energia cosmica e un’elevata quantità di quella solare andrà a favorire i processi di creazione, migliorando la biosintesi. Se invece si continua a mangiare come si è abituati, l’energia, non venendo assimilata, causerà la distruzione delle cellule e i radicali liberi agiranno in modo dannoso sulle cellule, minacciando il potenziale vitale di tutto l’organismo. Batteri e virus, per contro, nel periodo di abbondanza di energia, diventano particolarmente attivi e attaccano con successo l’organismo indebolito. È proprio in questo periodo che si registrano, in tutto il mondo, epidemie di influenza (primavera e inizio inverno) e di colera (estate).

      Negli anni di sole attivo questi processi diventano così importanti da causare grandi pandemie, come quelle che nel Medioevo decimarono la popolazione europea! Si può digiunare in altri periodi dell’anno ma la combinazione di digiuno e aumento dell’energia naturale dà un effetto migliore, attivando il “principio del fuoco” che si placa con il digiuno. Gli antichi saggi avevano considerato tutti questi fattori e ci hanno lasciato ottimi consigli. Dobbiamo solo seguirli.

                                                    Protezione da fattori ambientali nocivi

TOSSINE ESOGENE

      Oltre alle scorie e alle tossine “native”, cioè quelle che si formano nell’organismo, durante un digiuno si espellono anche i veleni acquisiti, a partire dalle sostanze chimiche che riempiono il nostro quotidiano per finire alle impurità presenti nell’aria, nell’acqua e nel cibo.

      È una cosa da calcolare “a priori”: nelle nostre condizioni ambientali questo fatto non può essere ignorato. Ma il digiuno offre anche un notevole effetto preventivo. Dopo una pratica di digiuno per molto tempo il potenziale immunitario difensivo si mantiene alto e in caso di digiuni periodici la persona diventa praticamente invulnerabile a nitrati, fenoli, anidride solforosa e agli effetti della radioattività.