Il prolungamento della giovinezza e di una buona qualità della vita
Tutti coloro che hanno familiarità con il digiuno secco e anche solo con il digiuno umido hanno osservato molti esempi di ringiovanimento fisico ottenuto durante il digiuno. Di solito il miglioramento fisico accompagna quello mentale.
Ecco quali fenomeni si possono verificare durante e dopo una pratica di digiuno: in persone sorde da molti anni si ripristina l’udito; in persone con problemi di vista essa si riacutizza al punto da rendere inutili gli occhiali (ma si verifica di rado il recupero della vista in soggetti non vedenti); si affina la percezione di odori e sapori; aumentano le sensazioni fisiche in caso di paralisi dei nervi sensoriali; si percepisce un incremento del potenziale energetico e un aumento delle capacità mentali; si riduce il peso; diventa più intensa l’attività funzionale del corpo, con conseguente miglioramento della digestione e del lavoro dell’intestino; gli occhi diventano chiari e scintillanti; migliora il tono della pelle e si ripristina la freschezza e il colore tipici della giovinezza; si attenuano notevolmente le rughe del viso; si riduce la pressione sanguigna, migliora la funzione del cuore, diminuiscono le dimensioni di una prostata allargata, migliorano le prestazioni sessuali. Queste e altre sono le prove del processo di ringiovanimento cui va incontro l’organismo del digiunante. È come se il digiuno creasse le condizioni per una seconda nascita, per il rinnovamento dell’organismo.
Durante un digiuno tutte le cellule del corpo si depurano, le sostanze estranee (i materiali metaplasmatici) vengono rimosse dal protoplasma delle cellule in modo che esse inizino a rigenerarsi e a funzionare con maggior efficienza. Alcuni di questi materiali estranei sono altamente tossici e risultano accumulati da lungo tempo nelle cellule adipose e nelle cellule del tessuto connettivo, chiamate in senso figurato “discarica dell’organismo”, per questo è necessario rimuoverli dai processi di circolazione e ricambio.
L’eliminazione dai tessuti di questi materiali aumenta l’efficienza del meccanismo fisiologico. Insieme al rinnovamento del corpo grazie al digiuno si crea anche un potenziale finalizzato a sostenere un migliore lavoro dell’organismo dopo la cessazione del digiuno.
L’usura e il danno, la riparazione e il ricambio sono processi che avvengono continuamente e quasi sincronicamente in tutti gli organismi viventi. Qualcosa si crea, qualcosa si distrugge. Entrambi questi processi sono chiamati metabolismo, e più precisamente la costruzione è definita “anabolismo” e la distruzione “catabolismo”. Nei periodi di attività prevale il catabolismo, mentre l’anabolismo si verifica durante i periodi di riposo e di sonno.
L’anabolismo è un processo di “riparazione” dell’organismo che gli conferisce nuove riserve di energia e gli permette di prepararsi per nuove attività. Si tratta di un processo che risulta dominante durante i periodi di crescita attiva e in rallentamento nel periodo dell’invecchiamento.
Si è constatato che la pratica del digiuno accelera il metabolismo e verso la fine tende a sviluppare in modo particolarmente intenso la fase anabolizzante o costruttiva. Possiamo quindi dire che la pulizia generale dell’organismo favorisce il rinnovamento dei processi costruttivi interni. È vero che in condizioni sperimentali il miglioramento dei processi vitali non è di lunga durata, tuttavia nella maggior parte dei casi ciò è dovuto al fatto che gli sperimentatori non riescono, dopo il digiuno, a convincere i pazienti a cambiare il loro modo di vita, ragion per cui essi ritornano alle vecchie abitudini alimentari.
L’età dell’uomo è la durata della sua vita. Con il termine “età” si indicano aspetti diversi della vita: il livello di sviluppo umano (età fisiologica), il livello di sviluppo mentale (età psicologica), ecc. Qualsiasi altro termine o espressione che significa solo l’età cronologica, confonde il concetto di età con quello della condizione dell’organismo o del suo grado di crescita e sviluppo.
Quando diciamo che una persona a 40 anni è vecchia e un’altra a 70 anni è giovane, abbiamo effettivamente in mente lo stato della loro salute fisica e mentale e non la loro età. La proposta di utilizzare l’espressione “l’età funzionale” in riferimento all’età di un individuo e non al suo compleanno, è basata su questo stesso principio di confusione. È vero infatti che il giorno di nascita non dice nulla sullo stato dell’organismo, né del grado del suo sviluppo mentale. Questi indici sono solo indirettamente associati all’età e non risultano sue componenti importanti. Un uomo di 70 anni può essere giovane a livello fisico e mentale mentre un uomo di 40 anni può risultare vecchio, lento e depresso nonostante anagraficamente uno abbia 70 anni e l’altro solo 40.
Considerando ciò possiamo ignorare la dichiarazione diffusa: “stiamo cercando di far tornare indietro l’orologio.” I cambiamenti legati all’età che si verificano nell’organismo e vengono chiamati invecchiamento non sono tanto associati al passare del tempo quanto a fattori del tutto estranei al tempo come tale.
Se ci fosse una relazione causale con l’invecchiamento, un uomo di 70 anni dovrebbe avere tutte le caratteristiche dell’invecchiamento tipiche di questo segmento della vita mentre per contro un uomo di 40 anni dovrebbe possedere tutte le caratteristiche tipiche della sua età. Il fatto che questi indizi siano spesso invertiti ci costringe a mettere in discussione l’assunto che la condizione dell’organismo sia irreversibilmente legata al numero di anni vissuti. Non dovrebbe essere difficile capire che, sebbene l’età si esprima nel tempo, il tempo non è la causa del processo di invecchiamento. Prendiamo ad esempio una pietra lavata dall’acqua: non è il tempo a lisciarla, ma l’acqua. Il processo di invecchiamento richiede tempo, ma il tempo non è la causa prima dello smussamento della pietra. Due pietre sottoposte allo stesso processo di lisciamento e smussamento da parte dell’acqua vengono consumate ad una velocità diversa a seconda della loro densità e durezza. Per lo stesso motivo, due persone sottoposte all’influenza di fattori distruttivi invecchiano a velocità diversa, a seconda della loro singola resistenza ai fattori distruttivi.
Una pietra viene consumata più o meno velocemente a seconda della quantità di acqua che le scorre intorno: se è poca, la pietra viene lisciata lentamente, se invece è molta il processo sarà più veloce. Anche le persone invecchiano più o meno rapidamente a seconda del numero di fattori distruttivi cui sono esposte.
Estendiamo l’esempio: provate ad immaginare una roccia che si auto-ripristina. All’inizio viene sottoposta all’azione distruttiva dell’acqua. Poi l’acqua smette di lavarla e lisciarla e la roccia comincia ad “auto-ripararsi” e a ripristinare gran parte della sua materia perduta. Un simile processo ecologico si verifica nel corpo umano (che ha proprietà di auto-guarigione) quando vengono eliminate le cause dell’invecchiamento.
L’organismo è in grado di abbattere la parte delle strutture danneggiate e sostituirle con elementi nuovi, freschi, è in grado di rinnovare le sue cellule, eliminandone le parti alterate accumulatesi nel tempo. In senso figurato, il corpo umano è in grado di gestire attivamente i suoi affari ed essere altamente costruttivo.
L’uomo è stato progettato in modo da poter vivere più a lungo e meglio di quanto faccia ora. Dovrebbe vivere più di quanto faccia attualmente, godendo di piena salute e energia. Non dovrebbe languire a 60 anni o anche meno. Ma in realtà purtroppo sono ancora molti coloro che muoiono di malattia. Se vivessimo in modo tale da impedire lo sviluppo delle malattie non solo potremmo vivere più a lungo di quanto si pensi possa essere possibile in questo momento, ma potremmo vivere bene, possedendo forza fisica e mentale. L’invecchiamento è definito come “un accumulo, nell’organismo, di cambiamenti che aumentano la probabilità di morte dell’individuo col passare del tempo”. Questo significa semplicemente che l’invecchiamento figura come un lento accumulo di alterazioni patologiche degli organi e dei tessuti, di danni alle strutture dell’organismo con progressivo deterioramento delle sue funzioni vitali. La vecchiaia in questo senso è solo l’ennesima malattia cronica. Questa è la ragione per cui siamo in grado di invecchiare prima o poi, e alcune persone di 70 anni appaiono più giovani di certi quarantenni.
L’invecchiamento avviene nel tempo, ma il tempo non è la causa di esso. Pertanto non importa in quale modo venga determinata con precisione l’età fisiologica umana, l’importante è che abbiamo trovato e scoperto le cause responsabili dell’invecchiamento. Se si elimina la causa di invecchiamento, l’età fisiologica si prenderà cura di se stessa.
Si dice che nessuno sa esattamente in che cosa consistino i cambiamenti nel corpo che portano all’invecchiamento e quali essi siano esattamente. Analizziamo gli esperimenti di un famoso scienziato francese, il Dr. Alexis Carrel, autore del libro L’Homme, cet inconnu (1935)37. Mantenendo vivi per molti anni alcuni frammenti del cuore di un pulcino, il dott. Carrell è arrivato alla conclusione che essi sarebbero invecchiati se non fossero stati rimossi i rifiuti accumulati nelle loro cellule. In altre parole tali frammenti sarebbero invecchiati a causa dell’accumulo, nel terreno di coltura in cui erano tenuti, dei residui del loro metabolismo. Se queste scorie venivano regolarmente rimosse in modo da impedire l’intossicazione delle cellule, il cuore del pulcino non invecchiava. Questa è una prova importante del fatto che l’invecchiamento è il risultato di una saturazione cronica di sostanze tossiche. Purtroppo questa importante scoperta ha destato poca attenzione, forse perché allora (1935) non si era trovato il modo di impiegarla.
Gli esperimenti di Carrell e molti altri esperimenti simili hanno permesso agli scienziati di arrivare alla conclusione che le cellule sono potenzialmente immortali.***
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***in italiano il saggio è uscito solo nel 2006 con il titolo L’uomo, questo sconosciuto (Luni editrice, Milano). _____________________________________________________________
In uno stato normale esse continuano a dividersi e a ri-dividersi, senza morire. La morte è un fenomeno anomalo. Tuttavia, in condizioni normali di vita, osserviamo che le cellule effettivamente invecchiano e muoiono in gran quantità. Evidentemente, per la prosecuzione infinita della vita, tutte le condizioni devono essere ottimali.
Se le cellule sono potenzialmente eterne, come ritengono oggi gli scienziati, mentre l’organismo, come sistema unitario, invecchia, è evidente che c’è una discrepanza perché solo una delle due cose è vera: o la specializzazione funzionale dei gruppi di cellule (degli organi del corpo) è inadeguata, non corrispondente al fine, o manca nell’organismo il coordinamento dei gruppi di cellule. È possibile che abbiano luogo entrambi questi fattori. Se una o entrambe queste ipotesi fossero vere, la domanda sorge spontanea: la non corrispondenza alla specializzazione o la non corrispondenza al coordinamento risulta essere una condizione primaria (di partenza) della vita o è il risultato di cause stabilite ed evitabili? Se è una condizione primaria, allora non possiamo sperare di prevenire il processo di invecchiamento (che nella maggior parte dei casi comincia abbastanza presto) per più di un breve periodo di tempo. Ma se tale condizione è causata da fattori che possono essere evitati o eliminati, cosa che sembra assai probabile, allora possiamo fare molto per prevenire l’invecchiamento.
Numerosi esperimenti condotti su forme inferiori di vita hanno dimostrato che non si può solo ritardare il processo di invecchiamento a tempo indeterminato ma anche invertirlo in modo tale da ripristinare l’età della giovinezza.
Per più di 15 anni il professor K.M. Cheildd ell’università di Chicago ha studiato il processo di invecchiamento negli animali. I risultati delle sue ricerche hanno evidenziato che un digiuno periodico di solito favorisce il ringiovanimento dell’organismo.
Analizzando il comportamento di alcune specie di insetti lo scienziato ha scoperto che in situazioni di abbondanza di cibo la durata della vita degli insetti era di 3-4 settimane, mentre se il cibo veniva sensibilmente ridotto o se si costringevano gli insetti a digiunare essi rimanevano attivi e giovani almeno 3 anni. Ecco a che conclusione è giunto il professore: “un digiuno parziale previene l’invecchiamento. Digiunando, l’insetto adulto ritorna a uno stato postembrionale, esso praticamente rinasce.”
Cheild sottolinea che nel mondo organico il ringiovanimento non è altro che un normale processo di rinnovamento cellulare. Questo processo è continuo e si protrae per tutta la durata della vita di qualsiasi organismo.
Studi simili sono stati condotti dagli studiosi dell’Istituto di Fisiologia dell’Accademia delle Scienze dell’Ucraina. Grazie a una dieta speciale essi sono riusciti a “far ringiovanire” ratti dell’età di due anni, portandoli a uno stato fisico caratteristico dell’età di tre mesi.
Analogamente, Clive McCay, professore di storia dell’alimentazione alla Cornell University, riuscì ad allungare la vita dei topi da laboratorio di 1,5 volte con l’ausilio di due giorni di digiuno alla settimana, mentre riducendo di un terzo l’assunzione di cibo ottenne di aumentare di 2 volte la durata della vita delle sue cavie.
In Russia interessanti esperimenti sul ringiovanimento degli animali furono effettuati a partire dagli anni ’60 del XX secolo da un geniale medico armeno, Suren Arakeljan. Nei suoi esperimenti lo studioso scoprì che le galline “anziane”, dopo una pratica di digiuno, cominciavano di nuovo a deporre le uova e a ringiovanire, esibendo un piumaggio rinnovato, fattezze più snelle e migliorando persino la voce.
Una foto che risale all’epoca dei suoi primi esperimenti ritrae Suren Arakeljan che tiene in mano due galline. Si sa che una delle due digiunava, l’altra invece era libera di mangiare quanto voleva. Dal periodo dello scatto della foto la gallina “mangiona” visse solo un mese mentre la gallina digiunante, ringiovanendo, visse per altri sei anni. C’era davvero di che stupirsi: su mille galline considerate inabili per vecchiaia, novecentodieci, grazie al metodo di Arakeljan, finivano per deporre l’uovo ogni giorno. E non uova semplici, ma del peso di 68 grammi, contro i 48 grammi delle uova prodotte dalle galline effettivamente giovani. Peraltro si trattava di uova di ottima qualità, confermata dalle analisi biochimiche.
Tra gli studiosi coinvolti nell’esperimento c’era chi temeva che il digiuno potesse compromettere la vita delle galline e le portasse a morte prematura. Invece si verificò il contrario: le galline digiunanti dimostravano di vivere più a lungo, circa diciotto anni al posto di sei, durata media della vita naturale di questo pennuto. Si trattava praticamente di un allungamento della durata della vita pari a tre volte! Una gallina di nome Bella visse fino all’età fantastica di ventun anni. Facendo un paragone con gli esseri umani, è come se una persona vivesse fino a duecentoquaranta – duecentocinquant’anni.
Dopo la ricerca sulle galline Suren Arakelian cominciò a fare studi sui tori di razza. Questi animali godono di una breve giovinezza che dura solo quattro anni e poi di norma vengono mandati al macello. Lo studioso fece digiunare i tori ma somministrò loro da bere dell’acqua arricchita da un preparato fitoterapico anti stress, considerando il fatto che il processo di digiuno influisce su quest’animale causandogli uno stato di inquietudine. Grazie alla somministrazione di queste sostanze, invece, i tori non si accorgevano del digiuno. Arakeljan li fece digiunare per 20 giorni e risultò che essi persero il 15-20% del loro peso corporeo. Si trattava comunque di una perdita temporanea che fu presto ripristinata insieme alle specifiche potenzialità produttive degli animali. Il risultato fu che, grazie a una pratica di digiuno mensile una volta all’anno, le aspettative di vita dei tori risultavano aumentate di 3 volte!
L’incapacità di conservare la giovinezza è dovuta a fattori che ostacolano il corso ottimale dei processi di rinnovamento. Una rimozione qualsiasi di questi fattori interferenti porta, a ogni età, ad uno slittamento in direzione del rinnovamento, cioè al ringiovanimento.
Si deve tuttavia riconoscere che vi sono chiari limiti alle capacità di ringiovanimento umano. Nei tessuti dell’organismo possono infatti verificarsi dei cambiamenti irreversibili e in certi casi i tentativi di rimuoverli assomigliano a quelli che si intraprendono quando si cerca di far crescere una nuova gamba dopo averla persa.
Sono molte le forme inferiori di esseri viventi e alcuni di essi sono organismi assai complessi, in grado di farsi crescere nuove membra o organi interni (anche una nuova testa, un nuovo cervello, nuovi occhi); le loro capacità di ringiovanimento sono notevolmente più ampie di quelle possedute da organismi più sviluppati.
Del resto anche l’uomo può essere ringiovanito in misura molto maggiore di quanto si pensi. Fino ad ora possiamo ritenere corretta l’affermazione in base alla quale quanto maggiori sono il numero e il grado di alterazioni patologiche verificatesi nell’organismo umano tanto meno possibile è il suo ringiovanimento. Quanto più vecchio è diventato l’organismo tanto meno ha la possibilità di ripristinare il vigore della gioventù. Tuttavia non credo che le maggiori opportunità di ringiovanimento attraverso il digiuno servano solo a persone in età avanzata.
Il digiuno è estremamente importante anche per i più giovani come mezzo di inversione del processo di invecchiamento, nonostante nei giovani esso avvenga lentamente. Infatti, se si può usare il digiuno per prevenire processi distruttivi in organi vitali tramite l’eliminazione periodica delle tossine e la garanzia di un periodo di riposo per gli organi stessi, si è in grado di ottenere un effetto di prevenzione del processo di invecchiamento molto più duraturo di quanto non sia la ricerca di metodi e prodotti per ringiovanire l’organismo.
Quando iniziai a lavorare presso il sanatorio di Gorjačinsk, sulle rive del lago Bajkal, mi accadde un episodio interessante: un giorno l’infermiera mi portò le cartelle cliniche dei pazienti che dovevo visitare. Scorrendole, prestai attenzione alla storia di un paziente che aveva 80 anni e cui era stata fatta la diagnosi di coxartrosi deformante dell’anca e del ginocchio. Tra me e me pensai a come sarebbe arrivato alla visita e a quali trattamenti consigliargli, considerata la sua veneranda età.
Dopo un po’ entrò in ambulatorio un uomo giovanile e snello sulla cinquantina, dicendo che aveva appena fatto il bagno nel Bajkal (era novembre) e che era stato meraviglioso. Quando chiesi il suo nome completo scoprii che si trattava proprio del “nonnetto” ottantenne che stavo aspettando. Grande fu la mia sorpresa e non potei non chiedergli subito: “E come vanno le sue articolazioni doloranti?”. Il paziente mi rispose che da tempo se le era dimenticate e che le aveva sfruttate solo per farsi mandare al sanatorio. Ma mi interessava molto sapere come era riuscito ad ottenere tali notevoli risultati sia nel trattamento della sua malattia, sia nel ringiovanimento dell’organismo. Ecco cosa mi raccontò:
“I miei problemi sono iniziati dopo i 50 anni. Avevo cominciato ad avere dolori alle articolazioni dell’anca durante il movimento, mi era diventato difficile alzarmi. Poi sono iniziati i problemi alle articolazioni del ginocchio. Per guarire ho provato di tutto e sono andato in tanti sanatori. Dopo i trattamenti ovviamente stavo meglio ma alla fin fine i dolori ritornavano. Mi resi conto che se non avessi cambiato radicalmente la mia vita sarei presto diventato totalmente disabile e incapace di muovermi. Cominciai a raccogliere informazioni, a comunicare con la gente che, prima affetta dalla mia stessa diagnosi, aveva raggiunto risultati notevoli con metodi naturali.
A quell’epoca c’erano pochissime informazioni sulle pratiche di depurazione dell’organismo e sul digiuno. Della pulizia del fegato avevo sentito parlare da una nota guaritrice di un villaggio vicino al mio. Conoscevo la pratica del digiuno dall’infanzia, perché mia nonna lo osservava rigorosamente e quando lo faceva beveva solo acqua e nient’altro.
Iniziai con la depurazione del fegato e con pratiche progressive di digiuno. Mi sentii subito meglio dopo una pratica di dieci giorni: le articolazioni mi dolevano di meno e riuscivo a muovermi molto di più.
In seguito cominciai a camminare molto. Un giorno, dopo una passeggiata, mi si gonfiò paurosamente il ginocchio sinistro. I dolori erano terribili. Pensai che se avessi provato a digiunare senz’acqua, il gonfiore sarebbe passato più rapidamente. Con mia grande sorpresa il gonfiore e il dolore se ne andarono già al terzo giorno, cosa che non succedeva mai con il digiuno umido. Feci il mio primo digiuno secco per cinque giorni. Era effettivamente più duro da praticare del digiuno umido ma i risultati e l’efficacia mi colpirono molto. Mi resi conto che col digiuno secco era possibile ottenere risultati assai significativi in un minor tempo. Dopo quest’esperienza cominciai a digiunare solo a secco. Ogni settimana digiunavo per un giorno, e due volte l’anno per sette.
A costo di grandi sforzi e grazie all’aiuto delle conoscenze ottenute in seguito all’assimilazione critica dell’esperienza di altre persone sono riuscito a guarire completamente dalla coxatrosi dell’anca.
L’anno scorso ho festeggiato il mio 80-esimo compleanno praticamente in ottima salute.
Il limite di vita che 30 anni fa mi sembrava fantastico e difficile da raggiungere è diventato non solo una realtà, ma una realtà di gioia e felicità. I miei test e le mie analisi dimostrano che io non sono solo sano ma anche che i miei 80 anni non sono per me un tempo di vecchiaia e malattie ma un periodo di vita normale, come quella di ogni uomo che guarda al futuro.
L’anno scorso ho fatto due volte una pratica di digiuno a secco per 8 giorni, col risultato che la mia salute si è ulteriormente rinvigorita. Mi misuravo ogni giorno la pressione sanguigna, la temperatura corporea, seguivo lo stato del sonno e dell’umore. Era tutto normale. Nessuno mi dà la mia età biologica, mi danno trent’anni di meno.
L’altr’anno ho lavorato su tre appezzamenti di terreno, due volte alla settimana andavo a prendere l’acqua alla fonte, facendo tranquillamente 10 km a piedi con 20 litri di acqua.
Quest’anno, nel mese di gennaio e febbraio, ho fatto due cicli di allenamento con accosciamenti e flessioni. Il 13-esimo giorno di allenamento per la prima volta ho fatto 750 accosciamenti in 25 minuti, con una frequenza di 112 battiti cardiaci al minuto. Il secondo corso di allenamento, 3 settimane dopo, mi ha dato questi risultati: al sesto giorno ho fatto 820 accosciamenti in 32 minuti sentendomi in ottima forma.
Per mantenermi a un corretto livello di salute fisica, prima di tutto mi prendo cura della mia salute morale e dell’alimentazione. Mangio tanti cereali, verdura, frutta, non uso sale e grassi solidi, mi muovo moltissimo ma quello che secondo me fa la differenza è la mia pratica sistematica di digiuno secco”.
Successivamente quest’uomo ebbe una grande influenza su di me e con il suo esempio mi sollecitò ad introdurre nella mia pratica il digiuno secco.
Un esempio eclatante del “miracolo del digiuno” è Paul Bragg, autore dell’omonimo libro. La leggenda narra che Bragg morì tragicamente all’età di 95 anni, travolto da un’onda fatale mentre faceva surf mentre è quasi certo che morì per un attacco di cuore, forse legato a un incidente con il surf. Fatto è che fino alla sua morte Bragg è stato un uomo assolutamente sano.
Forse un giorno i medici riconosceranno il digiuno come un potente rimedio per il ringiovanimento naturale dell’organismo, molto migliore di ogni manipolazione con cellule staminali o di costosi interventi di chirurgia plastica. Bisogna capire che qualsiasi tipo di ringiovanimento efficace dell’organismo è il risultato dell’azione di forze e processi interni in condizioni favorevoli, non il risultato di interventi invasivi esterni. Il recupero della salute, in altre parole, la cessazione di una condizione patologica e la rigenerazione sono parti integranti di uno stesso processo.
Se siamo in grado di vedere nel digiuno un metodo che offre all’organismo la possibilità di liberarsi non solo dal peso delle tossine accumulate ma anche da quello delle alterazioni anomale accumulate nei tessuti, potremo utilizzare questo approccio per ringiovanire con immancabile successo.



