L’autolisi
Il termine “autolisi” è di origine greca e letteralmente significa “auto-dissoluzione”. L’autolisi è la capacità degli oggetti biologici di decomporre per via idrolitica le proprie strutture grazie all’azione di enzimi e fagociti. Per rendere meglio la comprensione di questo meccanismo lo esamineremo sulla base di esempi che esistono in natura.
Il regno vegetale abbonda di esempi di autolisi ma ai nostri fini ne basteranno alcuni a titolo illustrativo.
Tutti i bulbi, come per esempio una cipolla ordinaria, contengono dentro di sé una nuova pianta, circondata da nutrimento sufficiente per sopravvivere a un periodo di riposo durante il quale non c’è la possibilità di assumere sostanze nutritive dal suolo e dell’aria.
La cipolla può tranquillamente germinare in un secchio o nel sacchetto in cui è conservata. Produce germogli e in breve tempo si trasforma per intero in germogli verdi. Il bulbo diventa gradualmente morbido e alla fine di esso ri mane solo un involucro man mano che la pianta, crescendo, ne utilizza il contenuto e assimila i germogli.
Analogamente crescono barbabietole, rape e molti altri tuberi. Attraverso l’assorbimento autolitico del contenuto del tubero essi ottengono le sostanze nutritive per la crescita e anche quando vengono estratti dalla terra essi continuano a produrre steli e foglie e a crescere.
Un esempio molto interessante ci è offerto dal girino. Prima che un girino diventi una rana gli crescono quattro zampe. Dopo che esse si sono completamente formate, egli non utilizza più la coda, che gli era ben servita finché si trovava in fase di girino, e comincia a sbarazzarsi di essa, ma invece di rigettarla, come ci si immagina di solito, la inghiottisce. La coda è composta da muscoli, grasso, nervi, pelle etc. E per assorbire queste strutture la giovane rana le digerisce nel suo tratto gastrointestinale, così come fa con altri tessuti e grasso. Grazie agli enzimi necessari, le proteine e i grassi si decompongono in grassi aminoacidi e acidi grassi. Solo dopo questo processo queste sostanze sono adatte per essere nuovamente incluse nella circolazione del sangue. Solo in qualità di acidi grassi e aminoacidi esse possono venire riutilizzate per nutrire altre strutture dell’organismo della rana.
È da notare che la giovane rana, durante il processo di digestione della sua stessa coda di girino, non mangia. Essa praticamente cessa di mangiare nel momento in cui le compaiono le zampe. Il digiuno può essere necessario per
l’assorbimento della coda; quanto meno esso consente di accelerare questo processo poiché forza la rana a consumare la coda come cibo necessario per alimentare i suoi organi vitali mentre essa è in digiuno.
Anche lo sviluppo embrionale dell’animale nell’uovo richiede l’uso dei nutrimenti lì accumulati. L’uovo, grande o piccolo, ha un embrione vivo, di dimensioni microscopiche, che è l’unica sua parte viva. Il resto dell’uovo è costituito da materiale alimentare accumulato sulla base del quale l’animale neonato costruisce i suoi organi.
Questo materiale nutritivo è adatto per essere consumato dagli animali giovani così come dagli adulti e prima di poter essere utilizzato per la costruzione dei tessuti deve es- sere assorbito, compito che viene effettuato dagli enzimi elaborati dall’embrione.
Digiunando, una salamandra con la coda tagliata si fa crescere una nuova coda. A questo fine utilizza le riserve alimentari per ottenere le sostanze necessarie per la crescita della nuova coda. Queste sostanze dovranno prima essere demolite (assimilate e digerite) tramite autolisi e poi utilizzate per lo sviluppo della coda. In questo caso specifico si assiste a un processo in qualche modo opposto a quello che abbiamo seguito prima, nel caso del girino che divorava la propria coda. In un caso le sostanze vengono ricavate dall’organismo stesso e utilizzate per la costruzione della coda, mentre nell’altro caso esse provengono dalla coda per nutrire l’organismo.
Molti lettori per esperienza diretta sanno bene che l’ascesso si sviluppa sulla superficie del corpo e porta all’esterno il suo essudato purulento. Ma non tutti sanno che la sua comparsa sulla superficie della pelle è possibile solo perché la carne tra l’ascesso e la superficie è digerita dagli enzimi, cioè si autodistrugge e viene rimossa. Anche l’assorbimento del tessuto molle adiacente all’osso, sui bordi della frattura, diventa possibile a causa della disgregazione autolitica di questo stesso tessuto molle.
L’uomo possiede riserve generalizzate situate nel midollo osseo, nel fegato, nel sangue e nei tessuti adiposi, e anche riserve private, a disposizione di ogni singola cellula. Tutti gli esseri viventi possono utilizzare le une o le altre riserve per la propria alimentazione se non hanno la possibilità di ottenere nutrienti da fonti esterne o se non sono in grado di assimilarli (in caso di malattia, per esempio).
Il glicogeno immagazzinato nel fegato dovrà essere tra- sformato in uno zucchero semplice prima di entrare nel flusso sanguigno. Questa conversione viene effettuata grazie ad enzimi.
Si potrebbero citare molti esempi di autolisi ma quelli riportati sono sufficienti per far capire che si tratta di un fenomeno comune. Resta ancora da dire che è il corpo a gestire questo processo, come tutti gli altri processi vitali, e che l’autolisi non è un’azione incontrollata e cieca come il comportamento di un elefante in una cristalleria.
Un esempio lampante di quanto calibrato e controllato sia questo processo è offerto dall’ammorbidimento e dall’autoassorbimento dell’osso intorno al sito di frattura. Scompare solo una parte dell’anello” dell’osso mentre il resto viene conservato per rafforzare la struttura indebolita.
Le pratiche di digiuno offrono molti esempi del controllo esercitato dall’organismo sui processi di autolisi. Per fare solo un esempio possiamo segnalare che i tessuti scompaio- no in conformità al grado della loro utilità: dapprima scompaiono i grassi e gli ispessimenti patologici e solo dopo gli altri tessuti.
In tutti gli esseri viventi, dal verme all’uomo, durante il periodo di digiuno i diversi organi e tessuti si differenziano nella loro capacità di ridurre il loro peso. Di solito il fegato perde più peso rispetto ad altre parti del corpo, specialmente nel periodo iniziale, e ciò è dovuto alla perdita di glicogeno
e grassi. I polmoni non perdono quasi nulla e ancora meno peso perdono il cervello e il sistema nervoso. Gli organi d’importanza vitale si nutrono a spese delle riserve accumulate e dei tessuti meno importanti e ciò per fare in modo che l’astinenza dal cibo possa eventualmente risultare dannosa solo dopo l’esaurimento delle riserve.
L’organismo ha la capacità di spostare i suoi elementi chimici e di ciò il digiuno fornisce molti esempi meravigliosi. L’assimilazione e la riorganizzazione delle parti dell’organismo osservate negli esseri viventi durante un periodo di assenza di cibo, la digestione e la ridistribuzione delle riserve, del superfluo e dei tessuti secondari osservate in tutti gli animali in periodi di digiuno rappresentano, secondo l’opinione dell’autore, uno dei più meravigliosi fenomeni in biologia.
L’organismo non solo è in grado di costruire i tessuti ma è anche in grado di distruggerli. Esso può non solo distribuire le sue riserve nutritive ma anche ridistribuirle. Proprio l’autolisi rende possibile la ridistribuzione. Il processo di autolisi può essere convogliato a ottenere grandi vantaggi pratici e può servire per esempio per rimuovere tumori e altre escrescenze presenti nell’organismo. Sempre, in prima istanza vengono catturate e rimosse quelle sostanze che risultano avere meno importanza nell’economia generale, per questo, quando si attiva il processo di autolisi, vengono ridotte e in certi casi completamente rimosse tutte le formazioni patologiche: lipomi, tumori, ascessi, etc. E tutto ciò come risultato di un periodo di rigorosa e prolungata astinenza dal cibo.
Per comprendere appieno questo processo il lettore deve sapere che il tumore può essere composto di tessuto, sangue e ossa. Ci sono molte denominazione utilizzate per indicare tipi diversi di tumori. La denominazione stessa indica il tipo di tessuto di cui è composto il tumore. Ad esempio, l’osteoma consiste di tessuto osseo, il mioma di tessuto muscolare, il neuroma di tessuto nervoso, il lipoma di tessuto adiposo, ecc.
Siccome il tumore è composto da tessuti, così come le altre strutture dell’organismo, esso è sottoposto alla disintegrazione autolitica esattamente come succede agli altri tessuti e ciò avviene in circostanze diverse ma soprattutto durante un digiuno.
Il lettore che è in grado di capire che il digiuno provoca una riduzione del volume di grasso nell’organismo e riduce le dimensioni dei muscoli, potrà anche capire che esso determina la riduzione del volume del tumore o indurlo a sparire completamente. Deve solo capire che il processo di disintegrazione (autolisi) del tumore avviene in tempi molto più rapidi rispetto ai tessuti normali.
Nelle sue “Note sui tumori”, un lavoro preparato per gli studenti di fisiologia, il professor F.K. Wood ha scritto: “è stata osservata la scomparsa spontanea, per un periodo più o meno lungo di tempo, di una piccola percentuale di tumori maligni nell’uomo. Il maggior numero di casi di tali scomparse è avvenuto dopo la rimozione chirurgica parziale del tumore. È stato notato che esse si verificavano più spesso durante un processo febbrile acuto e meno frequentemente in relazione a un determinato cambiamento nei processi metabolici come per esempio la cachessia (deperimento generale), la menopausa artificiale, e altri.
Ma nel metabolismo non può prodursi un cambiamento più profondo e radicale di quello indotto dal digiuno e si tratta di un cambiamento in grado di innescare l’autolisi del tumore, maligno e d’altro genere. Le condizioni osservate dal dott. Wood e individuate come causa responsabile della regressione spontanea di tumori nella maggior parte dei casi sono da
ascrivere a casualità e si trovano fuori dal controllo volontario.
Il digiuno, al contrario, è una pratica volontaria, può essere realizzata sotto controllo e in qualsiasi momento, a discrezione del paziente. Di solito, dopo gli interventi di rimozione chirurgica, si nota una maggiore crescita della massa tumorale. La scomparsa spontanea del tumore dopo la sua rimozione parziale è un caso raro. La stessa cosa si può dire della menopausa artificiale. Con temperature alte si osserva spesso un fenomeno di rapida autolisi in molti tessuti dell’organismo però è anche vero che non possiamo causarci la febbre a nostro piacere.
Il processo del digiuno, invece, è controllabile. Agisce sempre in una direzione, non vi è nulla di casuale e aiuta proprio a sradicare le cause del tumore.
Dopo una pratica più o meno prolungata di digiuno molte persone si sono liberate da tumori, spariti mediante l’autolisi.
Ecco cosa scrive in proposito un esperto di digiuno e igienismo come Herbert Shelton:
“Lasciatemi riportare due casi eccezionali per dimostrare l’ampio spettro di possibilità incluso in questo processo. In una donna di circa quarant’anni era stato riscontrato nel canale urinario un fibroma delle dimensioni di un pompelmo medio. Questo fibroma è completamente scomparso nel giro di 28 giorni di completa astinenza dal cibo (ma con assunzione di acqua). Si è trattato di un assorbimento insolitamente rapido. Un’altra donna aveva una formazione simile ma delle dimensioni di un uovo d’oca. Un digiuno di 21 giorni ha ridotto la dimensione del tumore alla grandezza di una noce. Il digiuno è stato interrotto per la comparsa della sensazione di fame. Per portare a compimento il processo di assorbimento fino alla scomparsa totale del tumore, qualche settimana dopo il primo digiuno la donna ha intrapreso il secondo, della durata di 17 giorni.
Grazie a una pratica di digiuno da tre giorni ad alcune settimane spariscono le formazioni cancerose della ghiandola mammaria di dimensioni da un pisello a un uovo di gallina. Ecco un esempio interessante e istruttivo sul tema: una giovane donna di 21 anni aveva una formazione dura sul seno destro, un po’ meno di una palla da biliardo. Dopo quattro mesi di forti dolori si è decisa ad andare dal medico che le ha constatato una forma di cancro e le ha consigliato un immediato intervento chirurgico. Altri medici cui si è rivolta successivamente hanno confermato la diagnosi e dato lo stesso consiglio. Ma non volendo sottoporsi all’operazione la donna ha fatto ricorso al digiuno completo ed esattamente dopo tre giorni di pratica il cancro e tutte le manifestazioni associate sono scomparsi. Nei successivi trenta anni non ha avuto recidive. Credo che questo si possa considerare un caso di guarigione completa.
Centinaia di casi simili, emersi durante una pratica di digiuno, mi hanno convinto del fatto che molti dei “tumori” e “cancri” rimossi dai chirurghi non sono in realtà tumori e cancri. Essi ci costringono a trattare scetticamente le statistiche pubblicate intese a dimostrare che gli interventi chirurgici precoci prevengono o curano il cancro.
La rimozione del tumore grazie al fenomeno dell’autolisi presenta numerosi vantaggi rispetto all’alternativa della rimozione chirurgica. Innanzitutto un’operazione è sempre pericolosa mentre l’autolisi è un processo fisiologico che non costituisce alcuna minaccia per l’organismo. L’intervento chirurgico è una pratica invasiva, che compromette le forze vitali e con ciò stesso rafforza la perversione metabolica che è alla base del tumore. Il digiuno, che potenzia l’autolisi, normalizza la nutrizione e favorisce la rimozione delle tossine accumulate contribuendo così a eliminare la causa del tumore. Dopo l’intervento chirurgico i tumori tendono a recidivare, mentre quando scompaiono come risultato dell’autolisi le possibilità di recidiva sono minime. I tumori dopo l’intervento chirurgico tendono spesso a riapparire in forma maligna. La tendenza a degenerare in tumore maligno viene invece eliminata da una pratica di digiuno. Nel corso degli ultimi cinquanta anni in Europa e negli Stati Uniti si sono contati migliaia di casi di tumore scomparso per effetto del meccanismo di autolisi e l’efficacia di questo metodo è indiscutibile. L’autore non ha informazioni precise su casi di tumori ossei e del sistema nervoso. Tuttavia, considerando che essi sono soggetti alle stesse leggi che presiedono il comportamento degli altri tumori è propenso a credere che anche questi tipi di tumori possano essere sottoposti ad autolisi col la stessa efficacia osservata in tumori di altra localizzazione.
Il processo di autolisi ha anch’esso i suoi limiti. Se per esempio il tumore è riuscito a crescere fino a dimensioni considerevoli, grazie all’autolisi esso si ridurrà solo in grandezza e ciò significa che non tutte le cellule cancerose saranno assorbite. Si consiglia quindi di passare a una pratica di digiuno o digiuni per tempo, fintantoché la massa tumorale o la cisti sono relativamente piccole. Si rileva un’altra limitazione: i tumori che bloccano i canali linfatici continueranno a crescere nonostante il digiuno (a causa delle eccedenze di linfa accumulate da questi tumori). Nei casi in cui non si riesca a raggiungere l’assorbimento completo del tumore esso comunque si ridurrà significativamente fino a una dimensione tale da non costituire pericolo. E in futuro un corretto stile di vita potrebbe impedirne una nuova crescita. Abbiamo visto diversi casi in cui certi tumori hanno continuato a decrescere dopo una pratica di digiuno potenziata da un successivo corretto stile di vita.
(estratto da H. Shelton, Tumori e cancri: loro sparizione naturale per autolisi)



