Il meccanismo di acidificazione dell’ambiente interno dell’organismo: la prima e la seconda crisi acidotica

Per ottenere un buon effetto terapeutico da una pratica di digiuno è necessario osservare determinate fasi.

La prima fase, chiamata “eccitazione da cibo”, si protrae per 2-3 giorni in caso di digiuno con acqua mentre in vece dura 1-2 giorni se si pratica il digiuno secco. La fase di “eccitazione da cibo” è uno stress per l’organismo. Questo stress provoca principalmente l’attivazione dell’ipotalamo che comincia a secernere una varietà di sostanze che esercitano un impatto particolare sulle ghiandole endocrine del corpo al fine di adattare l’organismo a una modalità di sussistenza senza cibo né acqua.

Dopo 24 ore di digiuno nell’essere umano aumenta bruscamente la secrezione da parte dell’ipofisi dell’ormone della crescita, la somatotropina, non a caso, secondo dati recenti, il digiuno secco parrebbe avere un effetto ringiovanente sul corpo.

Esso inoltre attiva l’ormone pancreatico, il glucagone, che intensifica la scissione del glicogeno nel fegato rifornendo in questo modo l’organismo di nutrimento.

Il digiuno secco rimuove anche l’intossicazione dell’organismo attraverso gli effetti benefici sulla ghiandola tiroide.

Durante la prima fase di solito possono irritare tutti gli indizi correlati al cibo: l’aspetto, l’odore, i discorsi sul cibo, il rumore delle posate eccetera. Queste associazioni visive, olfattive o uditive possono provocare salivazione, brontolii di stomaco, senso di vuoto allo stomaco; peggioramento del sonno, aumento dell’irritabilità o cattivo umore. La sensazione di sete è tollerabile.

La seconda fase è quella dell’acidosi crescente. Di solito questa fase nel digiuno secco dura da 2 a 4 giorni. Non appena si rinuncia completamente al cibo e all’acqua l’organismo comincia a consumare le riserve accumulate nei tessuti secondari. La scissione delle sostanze nutritive e dei tessuti durante il digiuno porta all’accumulazione dei pro- dotti della loro decomposizione all’interno del corpo. Di conseguenza si manifesta uno spostamento rapido del pH dell’organismo verso l’acidità (acidosi) anche se i valori dell’acidificazione non superano la norma fisiologica. L’acidosi che si manifesta nel digiuno è il primo e più im- portante meccanismo fisiologico che innesca la catena degli altri meccanismi terapeutici, solitamente neutralizzati dal regime alimentare abituale.

L’acidificazione dell’ambiente interno dell’organismo determina l’autolisi, il processo di dissoluzione dei tessuti (ne parleremo nel dettaglio più avanti). Il fatto è che in un ambiente acido si attivano i fagociti e alcuni enzimi finalizzati a distruggere il proprio tessuto indebolito e tutti gli elementi estranei dell’organismo. I processi associati all’autolisi, a loro volta, innescano il meccanismo di pulizia del corpo dalle tossine e dal tessuto debole e patologicamente alterato. Grazie alla decomposizione del tessuto le scorie in esso contenute vengono rilasciate e rimosse dall’organismo mentre il tessuto alterato viene distrutto.

Il controllo della decomposizione dei tessuti dell’organismo viene effettuato da una funzione che abbiamo nominato “principio di priorità”. Grazie a questa funzione inizialmente viene decomposto tutto il superfluo e i tessuti patologica- mente alterati e successivamente arriva il turno dei tessuti sani, in base al principio dell’importanza delle funzioni vitali dell’organismo.

L’acidificazione del corpo e l’aumento dell’attività fagocitaria portano alla normalizzazione della microflora dell’organismo.

Durante l’acidosi le cellule dell’organismo assimilano l’anidride carbonica e l’azoto dall’aria. Proprio questo processo contribuisce a fissare l’anidride carbonica dissolta nel sangue secondo il principio della fotosintesi, la migliore sintesi esistente in natura. L’aria atmosferica che respiriamo diventa praticamente un ambiente nutritivo. In altri termini, l’intensa assimilazione da parte delle cellule di anidride carbonica, associata all’intenso consumo di azoto dell’aria, crea le condizioni ottimali per la costruzione di acidi nucleici di alta qualità, delle proteine e delle altre sostanze biologicamente attive necessarie per la normale attività umana. In al- tre parole, facendo un digiuno secco utilizziamo l’anidride carbonica e l’azoto presenti nell’aria e grazie ad essi creiamo le proteine necessarie per il funzionamento del nostro organismo. Sorge spontanea una domanda: a spese di cosa?

Ebbene, ricordiamoci delle piante. Esse prendono l’energia dal sole e per questo possono convertire la stessa anidride carbonica e l’azoto presenti nell’aria in sali minerali e composti organici. Ma anche l’uomo ha capacità affini e può nutrirsi di energie naturali e cosmiche, solo che normalmente questo non succede o si verifica in un numero contato di persone. Attualmente si conoscono solo poche persone che non mangiano e non bevono. L’avvio di questo meccanismo sta a significare che l’organismo è già passato a un regime di piena alimentazione interna (endogena) che garantisce la sintesi completa degli amminoacidi e di altri composti biologici.

Durante il digiuno molti organi e sistemi dell’organismo si giovano di un riposo fisiologico che permette loro di ripristinare le loro strutture e le loro funzioni danneggiate.

I processi che il digiuno secco mette in moto, cioè l’intensa decomposizione dei tessuti dovuta all’autolisi, e il ripristino della struttura e della funzione degli organi digestivi, stimolano il metabolismo e aumentano la capacità digestiva dell’organismo al momento della rialimentazione. Durante il digiuno secco le funzioni di difesa dell’organismo si rinvigoriscono sia a livello cellulare che a livello dell’organismo per intero, che diventa molto più resistente ai vari fattori nocivi sia interni che esterni. Tutti i meccanismi fisiologici sopra illustrati portano ad un potente effetto rigenerante e ringiovanente che diventa evidente nel periodo successivo alla pratica di digiuno secco.

Dopo aver descritto quali processi innesca il meccanismo di acidosi dell’ambiente interno durante una pratica di digiuno secco, ritorniamo al tema stesso dell’acidosi.

Il processo di acidificazione dell’ambiente interno dell’organismo cresce rapidamente. Solitamente l’acidificazione massima si osserva al secondo o terzo giorno di digiuno. Ecco cosa succede: all’inizio del digiuno, quando l’organismo ha ancora riserve di zucchero animale (glicogeno), esso le uti- lizza. Ma una volta che le riserve di glicogeno si esauriscono (e ciò di solito accade nel primo giorno di digiuno), nel sangue cominciano ad accumularsi i prodotti acidi della digestione incompleta dei grassi (acido butirrico, acetone), le sue riserve alcaline si abbassano e questo si riflette sullo stato di benessere: il digiunante può avere mal di testa, provare nausea, sensazione di debolezza, malessere generale. Sulla lingua la patina bianca si deposita a ritmo crescente, la lingua e le labbra diventano secche, si sente il muco sui denti, il fiato odora di acetone, la pelle diventa pallida e secca, il senso di fame si riduce di molto mentre aumenta il desiderio di bere.

Un senso generale di malessere è il risultato dell’accumulo di tossine nel sangue. In questo momento il digiunante può provare un senso di calore interno al corpo: è l’organismo che comincia a innescare i suoi meccanismi di neutralizzazione delle sostanze nocive. Ecco la descrizione di questo meccanismo tratta dal diario di un paziente e ospite della nostra base in Altaj:

“Quinto giorno di digiuno secco. È cominciata la quinta notte. Verso le 21-22 ho provato una forte sensazione di calore e nonostante fosse fresco (ero vestito con un maglione) mi sono spogliato fino a restare in mutande senza per questo sentirmi meglio. Per rinfrescarmi un po’ a piedi scalzi e in mutande com’ero sono andato verso il torrente che scorre vicino alla base. Fuori era caldo ma nei pressi del torrente c’era un fresco pungente che comunque non ha smorzato la mia sensazione di calore. Sono rimasto immobile vicino al torrente fino a quando non mi si sono congelati i piedi. Il calore è passato solo verso il mattino e con esso è passata la debolezza che avevo, sostituita da una sensazione di energia. Mi sentivo meravigliosamente: dentro di me provavo un piacevole tepore, un senso di vigore e vitalità”.

Ma non appena inizia l’utilizzo dei corpi chetonici la loro concentrazione cessa di aumentare e siccome essi sono componenti ad alta energia, a partire da essi, come se fossero combustibile, inizia la sintesi dei nuovi amminoacidi che può portare alla rigenerazione dei tessuti. Il processo di rigenerazione può verificarsi con forti dolori e a questo si deve essere pronti. Nelle tappe iniziali del digiuno secco lo stato di intossicazione acidotica (o crisi acidotica) può verificarsi al 3°-5° giorno, successivamente al 3° o anche al 2° giorno dall’inizio del digiuno secco. Quanto prima compare la crisi acidotica e quanto prima passa, tanto più tempo rimane per il rinnova- mento dell’organismo. Se per esempio la crisi si verifica al 2° giorno, per la rigenerazione resterà più tempo.

La prima crisi acidotica e la sua importanza per il risanamento dell’organismo: La progressiva acidificazione dell’ambiente interno dell’organismo in stato di digiuno porta alla rimozione della maggior parte delle malattie croniche.

Il picco più forte di acidificazione avviene al momento della crisi acidotica e a ciò è dovuta l’acutizzazione di tutte le patologie croniche. In base al grado di acutizzazione si può capire con quanto successo il digiuno è riuscito a sviscerare l’una o l’altra malattia e a “sradicarla” dal corpo. Se l’acutizzazione è marcata ci si può aspettare una guarigione completa. Se invece è debole ciò significa che i meccanismi messi in atto dal digiuno sono tesi a risolvere problemi più importanti. Dopo un po’ di tempo sarà allora opportuno ripetere il digiuno per far sì che esso si occupi delle patologie residue.

Dopo che la crisi acidotica “avrà sradicato” dall’organismo le malattie, inizia l’incremento delle forze di difesa prima occupate a risolvere la malattia.

Gli studiosi E. Schenck, e H. Mayer, che hanno studiato le reazioni dell’organismo ai vari bacilli, evidenziano che i processi di auto-difesa e aumento delle resistenze dell’organismo nella lotta contro i microbi iniziano solo dopo la fine della crisi acidotica. Ciò si manifesta in caso di ferite, quando si osserva la tendenza alla rapida guarigione, all’aumento del potere battericida dell’organismo e ciò spiega gli effetti benefici del digiuno per molte malattie.

Di qui la conclusione: fintantoché l’organismo del digiunante non avrà superato la prima crisi acidotica non potrà confidare sulla guarigione dalle malattie croniche e sull’aumento delle sue difese immunitarie.

La terza fase è chiamata “fase di compensazione o adattamento”. La durata di questa fase è individuale. In me- dia essa comincia dal 5° giorno di digiuno secco e termina 1’8°. In questa fase si può riscontrare un miglioramento dell’umore, una riduzione della fatica e delle sensazioni di disagio. Si tratta di un miglioramento che può avere un andamento a onde. La sensazione di fame sparisce completamente mentre la sete può aumentare. La sua durata dipende dai depositi di grasso presenti nell’organismo.

Questa fase si conclude con la seconda crisi acidotica che avviene dall’ 8° all’ 11° giorno. Dal momento del superamento della prima crisi acidotica fino alla comparsa della seconda, l’organismo fa riserva di forze vitali. Durante la crisi acidotica in alcune persone si aggrava la malattia principale, peggiora fortemente lo stato d’animo e di salute, si perdono le forze, scompare il sonno e si osserva spesso un aumento della temperatura corporea. Questi sintomi stanno a indicare che il digiuno ha cominciato a “sradicare” la malattia. Se nelle prime due fasi di digiuno l’autolisi dei tessuti era l’unica fonte di alimentazione, durante la seconda crisi acidotica l’autolisi svolge fondamentalmente la funzione di chirurgo naturale.

Pertanto, per ottenere un effetto terapeutico completo è necessario passare attraverso questa seconda crisi. “Ho avuto una paziente con un tumore benigno dell’utero. Al nono giorno di digiuno secco il suo stato di salute è improvvisamente peggiorato, sentiva brividi in tutto il corpo e un forte calore interno. Voleva uscire dal digiuno ma io l’ho tranquillizzata spiegandole quello che stava succedendo e dicendole che se lei non avesse superato fino alla fine la crisi che si stava verificando non sarebbe riuscita a guarire completamente dai suoi problemi. Il mattino dopo i sintomi non c’erano più e lei si sentiva già molto meglio. Qualche tempo dopo essere tornata a casa ha fatto l’ecografia: non le è stato riscontrato alcun tumore.”

La cosa più importante, in tutti i tipi di digiuno, è passare la seconda crisi acidotica durante la quale si produce una maggior attivazione delle difese dell’organismo, fatto che contribuisce a guarire molte malattie considerate incurabili. Per esprimersi in termini figurati, si può dire che se la prima crisi acidotica elimina “il gambo della malattia”, la seconda ne distrugge “la radice.”

Per capire come in un organismo digiunante si dissolvono i tumori e le strutture patologiche, è necessario comprendere fino in fondo il processo dell’autolisi, che, molto comune in natura, viene tuttavia normalmente ignorato dai fisiologi